
Lo stalking è un fenomeno psicologico e sociale conosciuto anche come “sindrome
del molestatore assillante”, “inseguimento ossessivo”
o anche obsessional following.
In Italia lo stalking è considerato reato da tempi molto recenti. Soltanto
nella seduta del
La sanzione, per tale reato oscilla tra i sei mesi e i quattro anni di carcere,
salvo un aggravamento di pena fino a due terzi in caso di recidiva, fino alla
metà (con procedibilità d’ufficio), se il fatto è commesso nei confronti di un
minore, ovvero, se ricorre una delle circostanze aggravanti di cui all’articolo
339 c.p..
Ma quand’è che un corteggiamento assillante, delle attenzioni ossessive si
trasformano in stalking?
Lo stalkers nella manifestazione dei suoi comportamenti è, generalmente, spinto
da diverse motivazioni tra cui le più frequenti sono:
In ogni caso, la vittima, non è vissuta dal molestatore come un
soggetto, una persona conosciuta ed apprezzata, ma diviene l’oggetto, il
“mezzo” attraverso cui placare le proprie pulsioni, e soddisfare il bisogni di
riconoscimento e di attenzione.
Per raggiungere i suoi scopi, lo stalker mette in atto una seri di
comportamenti fastidiosi e molesti nei confronti della vittima designata:
Un comportamento normale diviene stalking quando non si accettano i
ripetuti no, quando lo stalker non accetta il rifiuto da parte dell’ altra/o,
non accettando la mancanza di interesse, oppure non accettando la fine di una
relazione; le ricerche empiriche individuano patologico un comportamento
insistente e reiterato dopo due settimane, se la vittima ha manifestato il
proprio disinteresse e il desiderio di essere lasciata in pace. E’ allora,
infatti, che i comportamenti messi in atto dallo stalker non vengono più
vissuti dalla vittima come semplici manifestazioni di interesse nei suoi
confronti, ma cominciano a destare in questa fastidio, paura, ansia e/o fobie.
Dott. Andrea
Ambrosetti